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Servizio in allestimento


Alesssandro Faraggiana

Alessandro Faraggiana

Raffaello Faraggiana

Raffaello Faraggiana

Caterina Faraggiana

Caterina Ferrandi

Chi, come l'autore di questa nota, ha avuto occasione di visitarlo quaranta (e forse più) anni fa, ricorda un pittoresco bric-à-brac di animali imbalsamati e tarlati, di armi e di oggetti primitivi, di teste umane miniaturizzate, di odore di formalina e di polvere. La sensazione che si provava, camminando in quelle sale, era quella di muoversi nel passato: e ciò che il Museo finiva per testimoniare, nonostante il nome, non era tanto la varietà della vita sul pianeta Terra, quanto un modo "umano", troppo "umano" di porsi nei confronti della vita e di dominarla. "Noi uomini", ci dicevano le vetrine del vecchio Museo, gremite di uccelli, di rettili, di insetti e di animali feroci, "abbiamo vinto la natura e ne abbiamo raccolte le spoglie in modo che possano servirci e conoscerla. Questi animali imbalsamati sono la prova del nostro trionfo".

Ora, un altro secolo è passato. L'attuale Museo di Storia Naturale di Novara, che pure attinge parte dei suoi materiali dalle raccolte di Ugo Ferrandi e di Alessandro Faraggiana, mette in scena un percorso scientifico e didattico alquanto diverso rispetto alla cultura ottocentesca dei suoi fondatori. Anche i locali sono stati completamente rinnovati. L'Africa come dimensione dello spirito, come "Altrove", è rimasta in un deposito alle porte di Novara, dove si conservano le vecchie bacheche e gli oggetti che potrebbero dare vita ad un altro Museo: a un Museo etnografico e antropologico, sui popoli africani e sugli uomini europei che per qualche loro ragione, cento e più anni fa, sentirono il bisogno di andarli a conoscere. Una foto di gruppo, tutti insieme. "Come eravamo".

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